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ref:topbtw-4586.html/ 13 Settembre 2026


ITALIA.


Pubblica Amministrazione ed il buco nascosto:
LA PA BATTE LE IMPRESE NEI PAGAMENTI, MA “NASCONDE” UN BUCO DA 64 MILIARDI
Sondrio, Bergamo e Belluno sono i territori più puntuali per abitudini di pagamento.
Trapani, Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa i peggiori


Cresce l’allarme tra le piccole imprese italiane per l’allungamento sistematico dei tempi di pagamento imposto dalle grandi aziende committenti del settore privato.

Un fenomeno che, secondo gli operatori del settore, sta assumendo i contorni di una vera e propria prassi strutturale, con ricadute pesanti sulla liquidità e sulla competitività del tessuto produttivo nazionale.

Tuttavia, se da un lato i ritardi nei pagamenti tra aziende private sono in aumento, dall’altro, la Pubblica Amministrazione (PA) ha ridotto i propri tempi di pagamento.

Un dato positivo, ma solo in apparenza:
purtroppo lo stock del debito commerciale corrente della PA continua a crescere e ha raggiunto, secondo gli ultimi dati disponibili, la soglia di 64,2 miliardi di euro.

Un importo che, rapportato al Pil, colloca l’Italia nel 2025 al primo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea come cattivi pagatori, confermando una criticità strutturale del sistema che sta causando seri problemi di liquidità alle imprese fornitrici.

La denuncia è sollevata dalla CGIA.

Le grandi imprese abusano della posizione dominate

Da sempre le grandi imprese private, forti di un potere contrattuale spesso schiacciante nei confronti dei fornitori più piccoli, utilizzano la dilazione dei pagamenti come leva di finanziamento a costo zero, migliorando i propri indicatori di capitale circolante a scapito della sostenibilità finanziaria di chi sta a valle della filiera.

Un abuso della posizione dominante che per molte piccole imprese si traduce nella necessità di ricorrere a costosi anticipi bancari o factoring solo per coprire il divario tra costi sostenuti e incassi effettivi.

Non si tratta di episodi isolati, ma di un modello di gestione finanziaria che scarica quasi sistematicamente il costo del credito sull’anello più debole della catena.

Se in Italia la puntualità nei pagamenti tra aziende private avviene solo in 42 transazioni commerciali su 100, vuol dire che il problema ha radici profonde.

Ricordiamo che il valore economico delle fatture elettroniche relative ai rapporti commerciali tra imprese private ammonta a circa 3.000 miliardi di euro all’anno.

Un volume d’affari “spaventoso” che in buona parte non viene onorato alla scadenza prevista dal contratto a causa di ritardi di pagamento praticati dai committenti spesso intenzionalmente.

Per questo la CGIA chiede maggiore trasparenza sui tempi medi di pagamento delle grandi aziende e l’introduzione di meccanismi di premialità fiscale per chi rispetta le scadenze contrattuali.

La puntualità è alta in Lombardia, Emilia R. e Veneto

Secondo gli ultimi dati resi noti da Cribis, nelle transazioni commerciali tra aziende private relative al secondo trimestre di quest’anno, i pagatori puntuali sono scesi al 42 per cento (-2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025).

Dalle abitudini di pagamento per tipologia di azienda, solo il 21 per cento delle grandi imprese ha onorato l’impegno entro la scadenza prevista dal contratto.

Nelle medie, invece, la percentuale è stata del 35,7 e tra le piccole il 41,8. Le più “corrette” sono state le micro aziende che hanno pagato i propri fornitori nel 42,7 per cento dei casi.

A livello territoriale la situazione più virtuosa si è verificata in Lombardia. In questa regione il 51,6 per cento dei committenti ha pagato i fornitori entro la scadenza prevista dal contratto.

Seguono l’Emilia Romagna con il 51,2, il Veneto con il 51, le Marche con il 49,7 e il Trentino Alto Adige con il 44,3.

Diversamente, le aree geografiche che occupano le ultime posizioni del ranking regionale sono la Toscana con il 29,2 per cento di puntualità, la Sicilia con il 27,2 e la Calabria con il 26,7 .

Infine, a livello provinciale Sondrio, Bergamo, Belluno e Lecco sono le migliori pagatrici, mentre le peggiori riguardano Trapani, Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa

NOTA dell' EDITORE

I ritardi dei pagamenti della PA sono cosa nota e risaputa.
Per questo motivo tutte le forniture alla PA sono spesso fatturate quasi al doppio dello stesso valore fatturato ai privati, se questi sono accertati essere dei buoni pagatori.

In pratica i costi che paga la PA già comprendono tutti gli oneri finanziari e spesso, in particolare al Sud, la PA paga il doppio..

E quindi, alla fine, è la PA che finanzia, ampiamente, banche e finanziarie che anticipano le somme dovute dalla PA ai fornitori stessi.

Anzi, spesso, sia la PA che le grandi imprese pubbliche e pure private, hanno delle finanziarie o delle banche "convenzionate" che provvedono propro a sconti od ad anticipazioni sui loro pagamenti prossimi e venturi.

Insomma la cessione del credito della PA al sistema finanziario italiano è una prassi consolidata.

Anche perché quasi sempre i fornitori incassano tutto il loro dovuto già con l'acconto e con i pagamenti in corso d'opera.
Tanto per mettersi al sicuro..

Ed infatti tante forniture e tante opere sono ferme ed abbandonate da anni, o mai veramente iniziate, per la mancanza dei pagamenti mai attuati nei tempi previsti.

(Gi.Com)

LINK
https://www.cgiamestre.com/la-pa-batte-le-imprese-nei-pagamenti-ma-nasconde-un-buco-da-64-miliardi/

(Redazione )


Franco Battiato - 1991 - Abbey Road Studios


Ed adesso... la Vostra gradita donazione alla colonia felina dell'Avv. Giunta..

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L'ITALIA che NON MUORE....


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