ref:topbtw-4597.html/ 29 Settembre 2026

ed altro ancora...
A partire da maggio 2024 Google ha iniziato a usare l’intelligenza artificiale per fornire agli utenti statunitensi risposte
sintetiche direttamente nella pagina dei risultati di ricerca.
Poco meno di un anno dopo, nel marzo 2025, il suo nuovo servizio “AI Overview”
è arrivato anche in Italia e ad oggi è diventato talmente popolare e utilizzato da aver fatto crollare il traffico in molti siti web.
Attraverso il suo modello di intelligenza artificiale Gemini, Google genera per ogni ricerca un riepilogo che viene mostrato in cima alla pagina,
prima dei tradizionali risultati di ricerca composti da titolo, URL e una breve descrizione.
Esempio di ricerca su Google e risultato fornito da AI Overview di Google prima di qualsiasi altro risultato basato su link.
A differenza dei tradizionali risultati di ricerca, però, AI Overviews non si limita a mostrare una lista di link.
Tramite Gemini, infatti, Google sintetizza ed elabora i contenuti raccolti da varie pagine web e genera un testo originale che risponde
a specifiche query di ricerca.
Il riepilogo viene quindi elaborato a partire dai contenuti disponibili sui siti che trattano l’argomento, mostrando in una sezione laterale
i link alle fonti consultate.
Nonostante strumenti simili stiano comparendo sempre più spesso anche su altri motori di ricerca, stanno emergendo con crescente evidenza
alcune criticità, dalla diffusione di informazioni false o fuorvianti, fino alla legittimazione di teorie del complotto già da anni decostruite
e ampiamente confutate.
Il crollo del traffico sui siti web
L’ascesa dei motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale e dei riassunti generativi ha cambiato
il metodo di ricerca tradizionale diffuso prima del lancio di questi nuovi strumenti, abbassando la necessità
per gli utenti di cliccare sui link forniti dai motori di ricerca.
Ci sono diversi studi, ricerche e statistiche che confermano questa tendenza, indicando che quando esiste la possibilità
che un utente si imbatta in un riassunto generato dall’intelligenza artificiale,
la probabilità che clicchi su un risultato di ricerca standard diminuisce drasticamente.
Ad esempio, il Pew Research Center ? un istituto di ricerca apartitico statunitense ? ha condotto uno studio basato
su un campione di 900 adulti statunitensi, pubblicato nel luglio 2025, dal quale è emerso che il tasso di clic si attestava
all’8 per cento quando agli utenti veniva mostrato un riepilogo generato dall’intelligenza artificiale,
rispetto al 15 per cento registrato in assenza di tale risultato.
Nello stesso anno anche Authoritas, società britannica di tecnologia e software specializzata nello sviluppo di piattaforme
avanzate per la SEO e l’IA, ha affermato che i siti che prima erano al primo posto tra i risultati di ricerca possono perdere
circa il 79 per cento del traffico se i risultati appaiono al di sotto dell’AI Overview di Google.
Se da un lato gli specialisti di SEO consigliano alle aziende di rivedere totalmente la modalità con cui
affrontano l’ottimizzazione per i motori di ricerca per essere considerati nei riassunti generati dall’IA,
dall’altro c’è chi chiede maggiori analisi degli strumenti per evitare di distruggere la diversità dei media e, più in generale, l’informazione.
Nell’ottobre 2025 la Federazione italiana degli editori di giornali (Fieg), cioè l’associazione che rappresenta le aziende
editrici di quotidiani, periodici, agenzie di stampa e testate digitali in Italia, ha presentato un reclamo formale all’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), chiedendo un’indagine su Google AI Overview.
La Fieg, infatti, sostiene che la funzionalità di sintesi generata dall’IA del motore di ricerca stia diventando
un “traffic killer” che minaccia la loro sopravvivenza, anteponendo le sue risposte ai link diretti alle pagine web,
ponendosi in «diretta concorrenza con i contenuti prodotti dalle aziende editoriali» e determinando
«una riduzione della loro visibilità e reperibilità, e quindi dei relativi introiti pubblicitari, minacciando
il loro rifinanziamento» con gravi conseguenze «per la sostenibilità economica e la diversità dei media, con tutti i
rischi correlati alla mancanza di trasparenza e al proliferare dei fenomeni di disinformazione nel dibattito democratico».
Ci si può fidare dei risultati forniti dall’IA?
Se sempre più utenti si fermano al riepilogo generato dall’intelligenza artificiale senza consultare altre
fonti e senza verificare quanto riportato, sorge di conseguenza una domanda inevitabile:
quanto sono affidabili le informazioni che vengono loro restituite?
Nel 2024, poco dopo il lancio di AI Overview, lo strumento di Google fornì in alcuni casi risposte surreali.
A utenti che cercavano informazioni su come far aderire meglio il formaggio alla pizza suggerì di aggiungere
circa 16 grammi (in inglese «? cup»)
di colla non tossica alla salsa della pizza per darle più consistenza, mentre ad altri riportò che un geologo dell’università di Berkley
consigliava di mangiare un piccolo sasso al giorno per restare in salute.
Le risposte sembravano essere state generate sulla base di commenti pubblicati su Reddit o di articoli del sito satirico The Onion.
L’azienda aveva dichiarato in un comunicato di aver rimosso alcune delle query in quanto violavano le sue politiche e in una e-mail
inviata al web magazine The Verge Meghann Farnsworth, portavoce di Google, aveva dichiarato che l’azienda stava agendo rapidamente
per rimuovere le risposte errate dell’IA su alcune ricerche «laddove appropriato e in base alle nostre politiche sui contenuti»
e che questi esempi erano stati utilizzati per sviluppare miglioramenti più ampi ai sistemi.
Se AI Overview non consiglia più di mangiare una roccia al giorno per stare bene, non significa però che non abbia più fornito risultati falsi o problematici. Una questione, infatti, è che le macchine sono scarsamente attrezzate per rilevare la satira o la parodia e possono utilizzare questi materiali per rispondere al posto di prove basate sui fatti. Ci sono ricerche che suggeriscono come le cosiddette “allucinazioni”, cioè errori fattuali nell’informazione fornita all’utente, stiano peggiorando, nonostante i modelli che le generano stiano diventando sempre più sofisticati.
Il punto è che strumenti di questo tipo non sono realmente in grado di distinguere sempre il vero dal falso. Le loro risposte si basano su previsioni matematiche che possono rivelarsi inaccurate, soprattutto quando si tratta di questioni delicate come, ad esempio, la salute.
A gennaio 2026 Google ha rimosso alcuni dei riepiloghi forniti da AI Overview dopo che un’inchiesta del media britannico
The Guardian aveva rivelato che varie risposte avevano messo a rischio la salute degli utenti.
Ad esempio, in un caso definito dagli esperti pericoloso e allarmante, Google aveva fornito informazioni errate su alcuni
test fondamentali per valutare la funzionalità del fegato, rischiando di indurre persone con gravi patologie epatiche a
credere, erroneamente, di essere in buona salute.
Come ha scoperto il quotidiano britannico, digitando la richiesta «qual è l’intervallo di normalità per gli esami del sangue epatici»
si otteneva una grande quantità di numeri, con scarso contesto e senza alcuna considerazione per nazionalità, sesso, origine o età dei pazienti.
Dopo l’inchiesta Google ha rimosso quei riassunti, anche se si tratta solo di un primo passo.
Sue Farrington, presidente del Patient Information Forum, la rete indipendente britannica che riunisce i professionisti del settore
dell’informazione e del sostegno in ambito sanitario, ha spiegato al Guardian che Google dovrebbe garantire che le persone
vengano indirizzate verso informazioni sanitarie affidabili e basate su solide evidenze scientifiche,
soprattutto considerando quanto sia già difficile per milioni di persone accedere a fonti attendibili.
Un altro esempio riguarda, invece, una serie di pregiudizi razzisti e discriminatori riportati nei riassunti di AI Overview di Google.
Test effettuati dalla redazione di Facta inserendo la formula «sono sola con» seguita da diverse nazionalità hanno mostrato come
l’algoritmo generasse messaggi allarmistici e inviti a contattare subito i numeri d’emergenza quando venivano menzionate
persone di nazionalità come marocchina, algerina, nigeriana o palestinese, riservando invece consigli di sociabilità
o risposte neutre nei confronti di altre nazionalità.
Nonostante la Big Tech abbia ammesso che tali output non siano all’altezza delle aspettative e abbia promesso azioni correttive,
le verifiche dimostrano che il problema continua a manifestarsi.
Questi bias non nascono da una programmazione esplicitamente discriminatoria, ma dal fatto che i modelli linguistici assimilano
enormi quantità di testi da internet e dai media, finendo per riprodurre e amplificare le associazioni statistiche e gli stereotipi
già presenti nel dibattito pubblico.
AI Overview, disinformazione e teorie del complotto
Un altro dei problemi in merito ai risultati forniti dallo strumento di Google riguarda la diffusione di notizie false e teorie del complotto.
A maggio 2026 un’inchiesta della BBC aveva rivelato un metodo con cui i chatbot basati sull’intelligenza artificiale,
tra cui AI Overview, possono essere facilmente manipolati per diffondere disinformazione.
Poiché questi sistemi tendono spesso ad attingere informazioni da un singolo post o articolo di blog, è sufficiente pubblicare online
un articolo ben strutturato per condizionare le risposte dell’algoritmo,
come dimostrato da Tommaso Germain, il giornalista che ha condotto l’inchiesta, che in appena venti minuti è riuscito a far dichiarare all’IA
di essere un campione mondiale di mangiatori di hot-dog.
Il fenomeno, però, assume contorni ben più gravi quando lo stesso meccanismo viene impiegato su vasta scala per alterare le risposte
fornite al pubblico su temi delicati come la salute, le finanze personali e le scelte d’acquisto.
Sebbene aziende come Google stiano aggiornando le proprie regole anti-spam per penalizzare chi tenta di condizionare i riassunti generati dall’IA,
gli esperti avvertono che si tratta di una battaglia continua.
Mentre i motori di ricerca cercano di limitare la possibilità che i contenuti pubblicati su blog e forum vengano intercettati dai loro sistemi e finiscano tra le informazioni che l’IA usa per elaborare i propri riassunti, chi vuole manipolare questo tipo di strumenti si sta già spostando su piattaforme come YouTube, ingaggiando influencer per promuovere prodotti all’interno di video da cui l’IA attinge con sempre maggiore frequenza, con il rischio che miliardi di persone accettino passivamente risposte non solo non verificate, ma anche del tutto false.
Una ricerca pubblicata a settembre 2026 sulla rivista Media International Australia ha dimostrato che AI Overview, in alcuni casi,
formula riassunti che rafforzano teorie del complotto come le scie chimiche e diffondono notizie infondate contro le cosiddette “città da 15 minuti”.
Gli autori e le autrici della ricerca hanno esaminato come Google gestisce le ricerche legate a teorie del
complotto, confrontando le panoramiche generate dall’IA con i tradizionali risultati di ricerca.
Lo studio ha rilevato che le query formulate in modo da suggerire una convinzione complottista producono risposte significativamente
diverse rispetto a ricerche più neutrali.
Nel caso delle scie chimiche le panoramiche tendevano a smentire le false credenze, anche se spesso in modo del tutto superficiale.
Più problematico, invece, è il caso delle “città da 15 minuti”, dove nel 12,5 per cento dei casi analizzati le affermazioni false
venivano presentate come parte di un dibattito legittimo, contribuendo potenzialmente a dare loro credibilità.
Anche i risultati tradizionali non sono risultati immuni dal problema, mostrando in alcuni casi contenuti che promuovevano teorie complottiste.
Secondo chi ha condotto la ricerca, Google dovrebbe rafforzare i sistemi di sicurezza per evitare non
solo la diffusione, ma anche la legittimazione di queste narrazioni, soprattutto quando si tratta di teorie emergenti.
L’azienda ha risposto a The Conversation che le panoramiche IA funzionano come la ricerca tradizionale, cercando di collegare i contenuti
del web alle parole utilizzate dagli utenti, e che l’azienda investe sempre di più nel miglioramento della loro accuratezza.
Google ha a lungo sostenuto di essere un intermediario tra gli utenti e le informazioni, non un editore.
Eppure con l’evoluzione del motore di ricerca verso risposte generate direttamente dall’IA, questa distinzione sembra diventare sempre
più sfumata.
Ad esempio un tribunale di Monaco di Baviera ha recentemente ritenuto Google responsabile per alcune informazioni false contenute
nelle sue panoramiche IA, nonostante l’azienda sottolinei che gli utenti vengono avvertiti della possibilità di errori e invitati a
verificare le risposte.
Come ha riportato The Conversation, l’alfabetizzazione digitale resta fondamentale per imparare a valutare le fonti e confrontare
le informazioni, ma secondo chi ha condotto lo studio, anche Google e gli altri sistemi di IA dovrebbero adottare misure più efficaci
per evitare la diffusione o la legittimazione di teorie del complotto.
( Anna Toniolo )
ITALIA.. nel frattempo a Rho..
Sabato 3 ottobre a Rho è in programma una manifestazione contro la realizzazione di nuovi Data Center nel territorio.
Il corteo partirà alle 14.30 dalla stazione ferroviaria, lato via Magenta, e chiederà una moratoria sulle nuove autorizzazioni,
il blocco dei progetti in corso e una valutazione ambientale strategica che consideri complessivamente gli interventi previsti nel Rhodense.
A promuovere la mobilitazione è una rete di comitati, collettivi, associazioni e realtà politiche e sociali del territorio e dell’area milanese.
Secondo gli organizzatori, dalle assemblee territoriali e dagli incontri pubblici sarebbe emersa una forte contrarietà alla
concentrazione di infrastrutture digitali nell’area a nord-ovest di Milano.
Le richieste della manifestazione
Al centro del corteo ci sarà la richiesta di sospendere il rilascio di nuove autorizzazioni per la costruzione di Data
Center a Rho e negli altri comuni del Rhodense.
I promotori chiedono inoltre il blocco dei progetti già avviati, citando in particolare quello relativo all’ATU4 nell’area ex Nilit,
e lo svolgimento di una Valutazione ambientale strategica di carattere cumulativo.
Tra le richieste figura anche una pianificazione sovracomunale delle nuove infrastrutture, con un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni che riguardano il territorio.
«Vogliamo una pianificazione sovracomunale e democratica, che metta al centro i bisogni della comunità e non i profitti delle multinazionali
tecnologiche», spiegano gli organizzatori della manifestazione.
I progetti segnalati tra Rho e il Rhodense
Nel comunicato i promotori indicano tre progetti di Data Center concentrati nel territorio di Rho, nelle aree di via Buonarroti, via Moscova
via della Mosa. Considerando anche i comuni vicini, sostengono che gli interventi previsti nel Rhodense siano
complessivamente otto.
La rete cita inoltre numerosi altri progetti presenti o previsti nell’area metropolitana milanese, da Bollate e Cesate fino a Magenta, Abbiategrasso e Lacchiarella.
Sono proprio le dimensioni del fenomeno, secondo i promotori, a rendere necessaria una valutazione non limitata ai singoli impianti ma capace di considerare insieme il loro possibile impatto sull’intero territorio.
Le preoccupazioni su consumi, rumore e territorio
Nel documento che annuncia il corteo vengono sollevate diverse criticità legate alla presenza dei Data Center.
«I Data Center non portano alcun beneficio al territorio, ma solo nocività: stress sulla rete elettrica e rischio blackout,
rumore costante, calore disperso ed emissioni di gas di scarico e sul piano sociale, a fronte di poche decine di posti di lavoro,
servono ad alimentare Intelligenze Artificiali e a immagazzinare l’immensa mole di dati che le Big Tech ci sottraggono quotidianamente.
Questi colossi speculano direttamente sulle nostre esistenze: sostituiscono il lavoro vivo cancellando impieghi e mansioni in ogni settore,
rastrellano ogni nostro dato e relazione per trasformarli in profitti privati».
Il corteo del 3 ottobre
Alla manifestazione hanno annunciato la propria adesione numerose realtà, tra cui AFA, ANPI sezione Audrey Hepburn di Milano, Collettivo 20092, Collettivo NINA, Collettivo Rhosso di Sera, COG U, Coordinamento Collettivi Studenteschi, Comitato di Quartiere San Michele-San Martino, Comitato Bene Comune Abbiategrasso, Comitato “Data center? No grazie” di Bollate, Comitato Milanese Acqua Pubblica, Comitato Stop Data Center Magenta, Comitato per la Tutela del Territorio di Cesate e Comitato Vittuone e Sedriano per la Tutela del Territorio.
Tra le adesioni figurano anche CS Cantiere, CSA Lambretta, Folletto 25603, Gaza Freestyle, Gruppo Ambiente e Territorio di Rho,
La Terra Trema, Lab. Off Topic, Osservatorio Data Center Comitato Rhodense, Potere al Popolo Rho, Rete dei Comitati Stop Data Center,
Rete di Salvaguardia Territoriale, Rifondazione Comunista Rho, Spazio Micene e ZAM.
Perché non identificare, processare, punire, chi realizza e poi diffonde notizie false, immagini false, situazioni false,
spacciandole per vere ?
La produzione, l'utilizzo, la distribuzione di moneta falsa è un reato..
Quella delle notizie invece no ?
( Redazione )
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